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No, no, no, arrivano i capricci

Potrebbe sembrare alquanto inopportuno e "fuori moda" ai nostri giorni affermare che il bambino abbia bisogno di sentirsi dire dei "no" dai propri genitori in modo inflessibile seppur motivati. Anche se questi divieti possono farlo soffrire non dimentichiamoci che in realtà rispondono a un bisogno evolutivo interiore del bambino.
Pensiamo per esempio a certi atteggiamenti dei nostri figli con i quali spesso siamo abituati a fare i conti che, detti insistentemente, mettono a dura prova la nostra pazienza: “Me lo compri, papà?”, “Me lo compri?” “Dai, mamma?”.
In realtà queste richieste ostinate unite ai capricci sono uno strumento a disposizione dei nostri figli per tastare il terreno e per mettere alla prova noi genitori in uno “scontro” a due.
In questi momenti in cui il loro desiderio di avere tutto e subito si fa insistente ci comunicano il loro bisogno di ricercare un limite che solo noi, in quanto adulti e genitori, siamo in grado di fornirgli grazie a un sistema di regole e di divieti circoscritti a dei “no” ben precisi e circostanziati.
Non porre dei limiti e dei confini ai bambini significa abituarli a vivere in un mondo privo di regole, privo di alcuni punti di riferimento, visto che vige la regola del “tutto è permesso”; regola che col passare degli anni si trasformerà in un’arma a doppio taglio.
Di fronte all’atteggiamento troppo lassista di alcuni genitori che li vede incapaci di porre dei limiti, si contrappone l’atteggiamento di altri indubbiamente troppo rigidi e intransigenti. Se è bene ricordare che nessun estremo garantisce una crescita equilibrata, è altrettanto importante sottolineare che la politica del “lasciar correre e del lasciar fare” non è un segno di amore per i nostri figli. Anche se con un tale atteggiamento siamo convinti di rispettare la loro libertà e la loro autonomia di fatto spesso rischiamo di trasmettergli un segnale di indifferenza: “Fai pure come ti pare…”.
I bambini, lasciati a se stessi, seguono i loro impulsi senza badare alle conseguenze convinti a volte che il risultato delle loro azioni non interessi a nessuno; lo stesso vale nel momento stesso in cui si sceglie un comportamento al posto di un altro.
Molto spesso però accade che dietro a un atteggiamento che nega i divieti si celi un tentativo di evitare conflitti in famiglia: è bene ricordare, però, che seppur sia vero che un bambino non sottoposto a rimproveri e limiti abbia meno motivi di frustrazione e di sofferenza, accondiscendere a tutti i suoi desideri rappresenta la via più facile per non assumersi responsabilità.
Vale la pena allora riflettere ricordando che l’amore non è sufficiente per educare un figlio.
Bisogna farsi forza, partendo proprio da quell’amore che ci appartiene e che ci lega a loro come genitori, per prendere quelle distanze necessarie per poterlo amare e per essergli di sostegno dandogli quegli strumenti che lo aiutino a crescere e ad affrontare il mondo, anche senza di noi.

 

a cura della Dott.ssa Silvia Dones
Pedagogista

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