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L’infanzia

Nella società occidentale, vi è una particolare attenzione per i bambini che si è manifestata nell'800 con la nascita della Psicologia dello sviluppo, che ha come oggetto di studio il bambino e come tema lo sviluppo.
Vi è un'importante inversione di tendenza: la personalità dell'adulto è ora considerata come il frutto di esperienze che hanno le loro radici nell'infanzia dei soggetti.
Prima della nascita della psicologia dello sviluppo, l'infanzia non era pensata come una fase autonoma dell’età evolutiva, per cui i bambini, venivano considerati adulti “in miniatura”. Attualmente la psicologia dello sviluppo, si interessa principalmente dei fattori che determinano lo sviluppo umano, dei processi che stanno alla base dei cambiamenti e dell'origine e della modificazione dei comportamenti.
Adesso saranno esaminati i vari aspetti dello sviluppo infantile.

Lo sviluppo psicomotorio infantile

È con il movimento che il neonato scopre gli oggetti, le persone e se stesso. Per questo motivo, l'attività motoria e le funzioni psichiche costituiscono la base su cui si sviluppano il linguaggio, la percezione, la capacità di pensare e ragionare, e le caratteristiche affettive ed emotive della personalità.
Tutte le capacità motorie cioè la posizione seduta, la locomozione strisciante e carponi, la stazione eretta e la deambulazione con appoggio, che si realizzano durante il primo anno di vita, predispongono, nel secondo anno l’acquisizione della deambulazione autonoma. Il bambino già attraverso i primi passi percepisce l’importanza dell’indipendenza fisica, e del senso di esplorare la realtà circostante.
Nella seconda infanzia, i bambini, acquisiscono coordinazione e abilità motorie più efficienti grazie alla maturazione del sistema nervoso e alle stimolazioni dell'ambiente circostante.


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Lo sviluppo intellettivo

Per lo psicologo Piaget, il soggetto grazie all'apprendimento acquisisce conoscenze nuove, che gli permettono di adattarsi alla realtà circostante. A livello intellettivo, l'adattamento si realizza attraverso l'accomodamento delle strutture mentali( cioè gli schemi mentali si trasformano e cambiano per aderire meglio alla realtà) e l'assimilazione della realtà agli schemi mentali già posseduti dal soggetto.
Lo sviluppo intellettuale dei bambini per Piaget è caratterizzato da quattro stadi evolutivi:

  • Stadio senso-motorio (0-2 anni) : il bambino esplora e comprende il mondo circostante prevalentemente attraverso esperienze sensoriali e motorie.
  • Stadio pre-operatorio (2-6 anni): per conoscere la realtà il bambino incomincia ad utilizzare anche il pensiero simbolico, che si esprime attraverso il linguaggio. Il pensiero simbolico è ancora prevalentemente a carattere egocentrico perché il bambino considera ancora ciò che lo circonda e le sue emozioni da un unico punto di vista, il suo.
  • Stadio operatorio-concreto (7-11 anni) :il bambino comprende e utilizza il pensiero logico, ma è ancora legato ad esempi concreti per comprendere ciò che lo circonda, non ha ancora la capacità di astrazione.
    Stadio operatorio-formale ( dai 12 anni): il ragazzo acquisisce la capacità di astrazione e inizia ad utilizzare il pensiero ipotetico-deduttivo.

Le correnti di pensiero più recenti hanno evidenziato che i bambini sono esseri umani socialmente competenti (Bruner), in grado di stabilire precocemente relazioni ed elaborazioni cognitive. Pertanto, l'istruzione e l'educazione non dovrebbero essere indirizzati a far acquisire nuove competenze, ma a produrre una reale comprensione del mondo.



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Lo sviluppo emotivo

Il sistema emotivo è presente nei bambini fin dalla nascita, in quanto si basa su processi biologici innati (cioè che fanno parte del nostro codice genetico), che forniscono risposte indispensabili per la sopravvivenza dell'individuo.
Le reazioni emotive riscontrabili sin dai primi giorni di vita sono collegate con:

a) sensazioni di piacere o disgusto a livello gustativo,

b) reazioni di trasalimento in risposta a stimoli sonori e luminosi forti o improvvisi,

c) manifestazioni di sconforto in presenza di stimoli dolorosi. Questo periodo termina in corrispondenza del secondo mese.


Tra i due mesi e l'anno di vita i bambini iniziano ad utilizzare le emozioni a livello comunicativo e sociale, e compare ad esempio il sorriso sociale ( 6 mesi) in risposta ad toni alti di conversazione o rivolto ai visi delle persone.
Si manifestano anche le espressioni facciali di altre emozioni quali: la sorpresa (6-10 settimane),gioia, tristezza e rabbia (3-4 mesi), la collera conseguente ad una esperienza frustrante (7 mesi), la paura degli estranei
( 8 mesi).
Dopo l'anno di vita, l'ultima fase dello sviluppo emotivo infantile riguarda la comparsa delle emozioni sociali (colpa, vergogna, timidezza), che vengono apprese dal contesto culturale di riferimento. Il bambino acquisisce le emozioni sociali in base alla valutazione che dà di sé e degli altri, derivante dalle esperienze di socializzazione vissute.



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Lo sviluppo sociale

Lo sviluppo della personalità è un processo continuo e dinamico in cui sono coinvolti, il bambino, le sue figure di riferimento e l'ambiente che lo circonda.
Uno dei momenti più importanti del processo di crescita e di socializzazione, per il bambino, è l’attaccamento che si manifesta verso quelle persone che, inizialmente, gratificano i suoi bisogni, soprattutto fisiologici. I legami infantili sono appunto determinanti nel formare un adulto maturo e psicologicamente equilibrato. I bambini hanno dunque bisogno di contatti fisici per poter sviluppare nel corso della crescita dei buoni legami emotivi e sociali.
Il concetto di attaccamento è stato introdotto e studiato scientificamente da uno psicoanalista inglese John Bowlby. Esso inizialmente è rappresentato dal forte legame che si stabilisce tra un figlio ed una madre e, successivamente, tra un bambino e le altre persone che sono presenti nel suo ambiente.
Generalmente nei primi quattro mesi, il bambino si lega normalmente a chi si prende cura di lui ed è sollecito nel soddisfare i suoi bisogni. Dal quarto al sesto mese le relazioni di attaccamento incominciano, invece, a diventare più mirate e selettive. Nel settimo mese, infine, la relazione di attaccamento si è completamente e può essere diretta, con consapevolezza, verso le persone che si occupano di lui.
Il bambino, in questo periodo, manifesta il suo attaccamento particolarmente verso la madre con la paura dell’ottavo mese. Questa è una fase di fondamentale importanza per il bambino: infatti, se l’ambiente dimostra di accettarlo si sentirà sicuro ed avrà fiducia in se stesso; se, invece, si sentirà non accettato o addirittura rifiutato, allora si considererà inutile e sfiduciato.
La socializzazione e la formazione della personalità di un essere umano sono processi di maturazione lenti e graduali, che fondano le loro basi nell’ambiente familiare.


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La costruzione dell’identità sessuale

Tra i due e i tre anni la maggior parte dei bambini è capace di etichettarsi correttamente come maschio e femmina (identità di genere), tuttavia diventano consapevoli della immutabilità del loro sesso solo verso i 6-7 anni.
Già prima dei due anni i bambini scelgono giochi, comportamenti, vestiti che sono compatibili con il loro sesso, evitando condotte che appartengono al sesso opposto ( i maschietti giocano con i soldatini, indossano i pantaloni ; le femmine giocano con le bambole, possono portare la gonna).
Generalmente, dai 7-8 anni la conoscenza del ruolo sessuale aumenta consapevolmente fino a giungere all'adolescenza e si sviluppa la percezione che la varie abilità si distinguono in base alla componente maschile (abilità atletiche, spaziali e e meccaniche) oppure femminile (abilità verbali, artistiche e sociali).

a cura della Dott.ssa Caraccio Elena
Psicologa
www.psichehelp.com


 

 

 

     
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