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Abbiamo intervistato il Dottor Gianni Astrei e la dottoressa
Antonella Bevere che oltre a essere due medici, pediatra lui,
endocrinologa lei, fedelissimi collaboratori del ilmiobaby.com
sono felicissimi genitori di 4 splendidi figli desiderati.
Chi meglio di loro può raccontarci cosa vuol dire essere
genitori oggi quando i figli sono in maggioranza in famiglia?
D. Dottor Astrei e Dottoressa
Bevere, siete i genitori di 4 figli: Angelo, Giorgio, Francesca
e Maria Michela, cosa vi ha insegnato questa vostra esperienza?
R. Che ogni figlio è diverso, e che
è necessario comprendere e valorizzare queste diversità
rispettandole. Ogni figlio presenta delle caratteristiche
uniche che innanzitutto vanno comprese e poi sostenute.
D. Fare i genitori è
“un mestiere” entusiasmante ma complesso particolarmente
nell’attuale società, con il rischio di commettere
spesso degli errori.
R. In effetti è così per tanti
motivi: i rapidi cambiamenti nella società, negli strumenti
e nelle modalità di comunicazione, le esigenze individuali
che sembrano aumentare di giorno in giorno, un tipo di aspettative
basate sull’efficientismo, un vago senso di paura su
ciò che riserva il futuro, tendono a rendere più
difficile l’essere genitori e a scoraggiare chi desideri
metter su una famiglia con più figli. C’è
bisogno di molta serenità, di maggiore attenzione alla
personalità di ogni bambino e meno alle attività
frenetiche a cui tante volte lo sottoponiamo. Se ci soffermiamo
a valorizzare di più i piccoli gesti quotidiani che
i nostri figli compiono riusciremo a ricavare energie insospettabili.
Ogni figlio è un’avventura diversa, un percorso
tutto nuovo con un itinerario particolare, ogni scoperta,
ogni conquista è una tappa nuova in cui il genitore
ha l’onore e la gioia di accompagnarlo, insegnando qualcosa
ma soprattutto imparando molto da lui. Se poi si sbaglia,
come capita a tutti gli esseri umani, è importante
chiedere scusa nel modo più comprensibile per il bambino,
insegneremo in questo modo anche a lui che non serve il presumersi
perfetti ma l’umiltà di cercare di essere migliori.
D. Cosa è veramente
necessario per farli crescere bene?
R. L’educazione è un processo
attivo e quindi propositivo. Ogni volta che ci si limita a
dire al bambino: “non fare questo” oppure “stai
attento a quest’altro” prevale un atteggiamento
negativo sostanzialmente difensivo. Conoscere gli obiettivi
che si cerca di raggiungere, proporre e motivare positivamente
le proposte, in maniera adeguata all’età, valutare
periodicamente il percorso compiuto è uno “sport”
in cui il gioco di squadra soprattutto tra i genitori e poi
tra genitori e figli è fondamentale.
Il nostro influsso sul bambino sarà determinato prevalentemente
dall’ambiente che riusciamo a creare in casa. Se c’è
gioia, serenità, comprensione, collaborazione, fiducia,
ecc…il bambino “assorbe” questi atteggiamenti
positivi e impara a viverli aprendosi con speranza al futuro.
D. Come si realizza tutto ciò?
R. Il fattore determinante è l’amore
tra i suoi genitori, la qualità del loro rapporto.
Se il bambino percepisce, cosa che è in grado di fare
già durante la vita prenatale, che l’affetto
che unisce i suoi genitori è reale, autentico, oblativo,
su questa certezza egli è in grado di costruire una
personalità equilibrata.
D. Quindi il bambino cresce
e si sviluppa in un contesto di spontaneismo?
R. Non esattamente. Il bambino ha dentro
di sè delle capacità personali, delle potenzialità
che variano da bambino a bambino perché sono in parte
determinate geneticamente. Ma l’ambiente famigliare
può favorire quanto di meglio c’è in lui,
può valorizzare tutti gli innumerevoli elementi positivi
che egli possiede.
Ci sono quindi due elementi che noi consideriamo autentici
pilastri del processo educativo che vanno tenuti in considerazione
e sviluppati: la sicurezza affettiva e le regole.
D. Cosa intendete per sicurezza
affettiva?
R. Il trasmettere al bambino la convinzione
profonda che il nostro amore per lui non verrà mai
meno qualunque cosa accada. Si deve incidere nella sua anima
la certezza assoluta che la mamma e il papà lo amano
e lo ameranno sempre .
D: E invece per le regole di
che si tratta?
R. Il bambino ha bisogno di indicazioni chiare,
di conoscere cosa può fare e cosa non può fare.
Certo, molte volte non gli saranno chiari i motivi di queste
nostre indicazioni, ma imparerà a fidarsi. Accanto
a tanti sì che gli diremo è necessario che ci
siano anche dei no, pochi, chiari e motivati, perché
anche questi “aiutano a crescere”
D. Come far fronte alle loro
varie e singole esigenze visto che avete quattro figli?
R. Avendo età differenti essi presentano
problemi e difficoltà diverse. Il primo figlio in genere
è quello più problematico, non per colpa sua
naturalmente, bensì nostra. L’insicurezza, l’ansia,
con cui i genitori vivono questa prima genitorialità
lì può condurre a comportamenti troppo possessivi
o categorici, ad una rigidità generata dall’ansia
di sbagliare. Ci si adegua in genere pedissequamente a delle
convinzioni o a dei principi teorici senza il contributo fondamentale
dell’esperienza che vuol dire anche spontaneità,
libertà, fantasia, fiducia, ecc… Poi, è
proprio il figlio, e man mano gli altri che vengono, ad insegnare
ai genitori come comportarsi, con una didattica chiara e semplice,
“sul campo”; è necessaria l’umiltà
di non immaginarsi mai “genitori-quasi-perfetti”,
ma cercare di comprendere cosa si sbaglia e sforzarsi di correggerlo.
E’, come sempre, necessario ascoltare molto i figli,
cercare di capire cosa c’è nelle loro menti e
nei loro cuori, conoscerli insomma, e, in caso di necessità,
cercare l’aiuto di persone competenti esterne alla famiglia
che possano aiutare a sbrogliare qualche situazione. Figli
si nasce, genitori si diventa, giorno dopo giorno.
D. Ma come fate a seguirli tutti
e quattro?
R. Dicevamo che le diversità comportano
problemi ed esigenze distinte: per questo in un certo periodo
un figlio può avere più bisogno degli altri
della vicinanza dei genitori. In situazioni di normalità
ciascuno di noi cerca di stare almeno un giorno a settimana
a tu per tu con un figlio, per parlarsi, conoscersi, aprirsi
alla confidenza reciproca e costruttiva, cercare di comprendere
e assecondare gusti, capacità, tendenze, ideali, il
tutto anche con i piccolissimi, giocando.
Fondamentale è inoltre il rapporto dei ragazzi con
il papà e delle signorinelle con la mamma: e ci si
scopre con la voglia di diventare migliori, per poter offrire
loro qualcosa in più.
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