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a cura di Mara Galzignato
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L'ambientamento
Fin dai primi giorni di vita il neonato entra in relazione
con l’acqua attraverso il bagno. Il bagnetto non serve solo
per farsi lavare ma per conoscersi e farsi conoscere. E’ consigliabile
eliminare o limitare il numero di oggetti presenti nella vasca
da bagno che tendono a distrarlo a scapito del benefico rapporto
con l’acqua.
In piscina è importante che il primo approccio avvenga
in una vasca piccola, in modo che ci siano spazi di riferimento
limitati in cui i bimbi si sentano di poter esercitare un
controllo.
Il rapporto con l’acqua consente di stabilire un maggiore
contatto fisico rispetto all’esterno; in acqua, il contatto
pelle-pelle tra genitore-bambino permette il libero flusso
delle sensazioni fisiche, permette di conoscersi meglio, di
avere la corretta percezione di sé, di accrescere le
possibilità di movimento. Nell’età neonatale
è fondamentale favorire il contatto fisico e il gioco
tonico: raccoglierlo tra le braccia, cullarlo, massaggiarlo,
accarezzarlo. Tale esercizio è favorito nell’ambiente
acquatico ed è il percorso indispensabile per l’ambientamento
e la futura scuola di nuoto.
L'esperienza
in acqua dalla parte del bambino
Nei primi anni di vita il bambino è fortemente egocentrico,
non distingue se stesso dal resto del mondo. Gli oggetti fanno
parte del corpo esperienziale e assumono significato in relazione
alle emozioni provate. Il bambino gioca per apprendere le
regole, gioca per conoscere il proprio corpo, gioca per ricercare
il piacere quali la liberazione di impulsi aggressivi e libidici
(ma solo verso i 16 mesi è in grado di dare rappresentazione
simbolica della realtà).
Il gioco in acqua rappresenta il motore della conoscenza.
In acqua sperimenta e ricerca le stabilità motorie
che saranno la base per attività quali camminare, correre,
andare in bici. In acqua si sente libero ed ha maggiori possibilità
di movimento. L’acqua è per lui sinonimo di relazione,
di scoperta, di gioco, di rischio, di emozione, di piacere.
Il
gioco in acqua
Il gioco fa vincere le paure, consente di creare, di sperimentare
nuovi movimenti, di scoprire, di inventare, di liberare cariche
emotive, di esprimersi con il proprio corpo, di simulare situazioni
pericolose senza compromettere la propria incolumità.
Il gioco consente di sviluppare automatismi che condurranno
da grande ad avere riflessi rapidi e pronti.
Entrare in acqua, immergere il viso, tuffarsi, puo’ generare
nel bambino sensazioni nuove e forti, ma la trasformazione
della paura in divertimento, del rifiuto in entusiasmo, lo
renderà forte e consapevole di sé.
FAQ
Come
devo comportarmi in acqua con il mio bambino?
ll bambino deve poter agire liberamente, crescere la propria
autostima, sentirsi protetto, ma non condizionato. Il genitore
deve sempre sostenere il bambino, incoraggiarlo, rendendolo
autonomo nelle decisioni: deve essere in grado di suggerire
ma non di sostituirsi. Per esempio, puo’ essere utile lasciare
libero il bambino di sperimentare la salita-discesa dal tappeto
galleggiante o da altro materiale disponibile, dalla scaletta,
ecc. (senza sistemarlo nella posizione finale).
Se
non vuole entrare?
Rispettate il desiderio del bambino. Consiglio di lasciarlo
seduto sul bordo a giocare fino a quando non desidera spontaneamente
entrare in acqua. Il genitore puo’ anche iniziare a entrare
in piscina mostrandogli i giochi, sarà la curiosità
del bambino a rendere naturale la sua prima avventura in acqua.
E’ bene ricordarsi che il bambino deve essere sempre portato
in acqua dal genitore fino a quando non sarà autonomo
negli spostamenti.
Come
lo devo tenere?
Nella fase di discesa in acqua il genitore dovrà tenere
il bambino vicino a sé, stretto al petto. In acqua
il bambino dovrà stare in una posizione verticale,
le mani del genitore ben aperte intorno al torace, con volto
del bimbo girato verso il genitore. Il genitore resterà
in acqua con le spalle coperte in modo da tenere il bambino
sempre immerso fino alle spalle. Non è consigliabile
afferrare i bimbi per le mani, perché si favorisce
la tensione muscolare delle loro braccia, impedendo il rilassamento.
Gli spostamenti avverranno nella direzione a cui è
rivolto il bambino. Quando il bimbo comincerà a interessarsi
all’ambiente si allenterà la presa per poterlo manipolare
dolcemente. Si passerà quindi a una serie di posizioni
e prese consigliati dall’istruttore.
Giocare?
Perché?
Il gioco è il mezzo col quale il bambino esprime il
proprio mondo, crea e trasforma la realtà, sperimenta
e fa nuove conoscenze.Suggerisco di stimolare la creatività
attraverso proposte semplici, molti giochi proposti insieme
confondono e disorientano. E’ preferibile proporre i giochi
uno alla volta e lasciare che l’azione venga ripetuta il tempo
necessario per l’assimilazione e la sua esecuzione; poi tornare
a riproporla. La ripetizione dà sicurezza.
Quali
sono i giochi preferiti in acqua?
A seconda dell’età del neonato vengono proposti diversi
giochi. A sei-otto mesi il neonato ama sentire
l’acqua, assaggiarla, toccarla, spruzzare, fare travasi; è
molto apprezzato anche il canto. A otto-dodici mesi
sono graditi i giochi di travaso, l’annaffiatoio, la pallina
che salta fuori e dentro l’acqua. A sedici-ventiquattro
mesi, invece, vengono utilizzati tappeti con alvei,
tubi galleggianti, scogli, frecce di sostegno, cerchi che
affondano e cosi via…
Perché
non batte le gambe?
L’obiettivo di un corso neonatale è quello di rendere
il bambino in grado di crescere armoniosamente. La gioia di
stare in acqua renderà il bambino capace di sviluppare
velocemente capacità motorie di apprendimento. Solo
a partire dai 16-24 mesi incominciano a coordinare alcuni
movimenti. In immersione sono in grado di spingersi verso
l’alto e in avanti con movimenti delle gambe, ma non sono
in grado di apprendere uno stile. Ci sono, comunque, alcuni
bambini in grado di muovere naturalmente le gambe a rana o
a stile.
Quando
impara a nuotare?
Un bambino impara i primi concetti di nuotata a partire dai
quattro anni. In generale, a partire dai tre anni si insegnano
i galleggiamenti e gli spostamenti con e senza galleggianti
e la respirazione.
Quali
sono i vantaggi di un'esperienza in acqua?
Attraverso il contatto con l’acqua si è costantemente
sottoposti a prove di abilità motorie in situazioni
in cui tutte le parti del corpo devono offrire un contributo
indispensabile. Il corpo in acqua galleggia ed è abilitato
a muoversi ma diverse sono le dimensioni dinamiche e gli esercizi
richiesti per lo spostamento e l’equilibrio.Inoltre, l’attività
in acqua rinforza le difese immunitarie, accresce l’autostima,
favorisce la relazione e la socializzazione.
Cosa
evitare?
- Evitare l’ingresso in acqua se non desiderato. E’ importante
considerare che ci sono periodi di cambiamento d’umore,
ritorno all’attaccamento materno, stati di ansia o paure
inespresse che vanno comprese e superate attraverso la ripetizione
di fasi precedenti dell’ambientamento ripartendo dai primi
passi in acqua.
- Evitare di immergere prematuramente in acqua il capo del
bambino, essere sicuri di non avere ansie o timori che verrebbero
immediatamente trasferiti al neonato.
- Evitare l’immersione totale fino a quando non è
stato completato l’ambientamento. Per verificare che il
bambino sia pronto, per esempio, accertarsi che non ricerchi
la presa delle mani del genitore anziché lasciarsi
scivolare liberamente in acqua. Questo atteggiamento è
sintomo di un ambientamento non ancora completo, in tal
caso un’immersione potrebbe spaventarlo. Ogni bambino ha
i propri ritmi e le proprie esigenze che vanno rispettate
e sostenute ai fini di una buona riuscita dell’ambientamento.
E’ importante non far prevalere l’ansia della prestazione
del genitore.
- Evitare un’eccessiva manipolazione, l’aiuto fisico in
un movimento impedisce di concludere il circuito di verifica
che sta alla base dell’apprendimento.
- Evitare di limitare l’azione del bambino dando eccessiva
protezione, ma non lasciare troppa autonomia che porta al
disorientamento, al senso di abbandono. Il comportamento
più efficace è quello del genitore che fornisce
suggerimenti, segue lo sviluppo del gioco ed aiuta il bambino,
quando richiesto.
Consigli utili
- Il bambino in acqua galleggia meglio di un adulto
per una questione legata ai rapporti tra pesi specifici
e di rilassamento.
- Il genitore in acqua deve lasciare fluire e rilassare
tutti i muscoli per trasferire sicurezza e controllo.
Inoltre, essere disponibili a bagnarsi i capelli e
il volto favorisce la confidenza e l’imitazione.
- La mano di sostegno permette al bambino di sentire
le sensazioni del genitore ma anche le tensioni muscolari.
Accertarsi di essere completamente rilassati e sicuri.
- In acqua il genitore deve essere in stretta relazione
affettiva con il bambino e disponibile a giocare animando.
- Ricercare sempre il “piacere” di stare in acqua
e non la prestazione fisica. Solo con la ricerca del
piacere si possono ottenere l’evoluzione delle capacità
motorie e relazionali dei bambini.
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