Il più delle volte si manifestano nei figli, perché trasmesse dai genitori, secondo leggi costanti scoperte da J.Mendel (sono dette per questo malattie a trasmissione ereditaria Mendeliana). Altre volte si manifestano per mutazione casuale: in questo caso l’alterazione genetica non è presente nei genitori ma si instaura per un errore accidentale durante la formazione del patrimonio genetico dell’embrione. In questo caso la patologia
è “congenita”, cioè presente alla nascita, ma non ereditaria. Questo è il meccanismo alla base di molte malformazioni.
Per molte malattie monogeniche esiste oggi la possibilità di diagnosi prenatale. Purtroppo però, soprattutto nel caso di malattie che si trasmettono con ereditarietà del tipo autosomico recessivo (microcitemia, fibrosi cistica), i genitori non sanno di essere portatori di un gene alterato e lo scoprono solo dopo la nascita di un figlio malato. Bisogna tenere presente che la malattia si può diagnosticare nel feto solo sapendo esattamente
quale alterazione ricercare, altrimenti non è possibile effettuare migliaia di test, tanti quanti sono le malattie monogeniche. Se, invece, la coppia ha già un figlio malato, o se la malattia è presente in un componente della famiglia, si può eseguire il test specifico o il percorso diagnostico specifico per quella malattia che il genetista suggerisce. Il genetista potrà suggerire se vi è indicazione ad eseguire per quella malattia un test
in uno o in entrambi i componenti della coppia e/o, nel corso della gravidanza, una diagnosi prenatale tramite villocentesi o amniocentesi. Le coppie che hanno alto rischio genetico e che per problemi di infertilità ricorrono alla fecondazione in vitro possono avvalersi della “diagnosi genetica preimpianto”: questa tecnica, applicabile per un numero selezionato di malattie, consiste nel sottoporre alla diagnosi dell’eventuale
anomalia genetica l’embrione (ottenuto appunto in provetta) nelle primissime fasi dello sviluppo e impiantarlo in utero per avviare la gravidanza solo se risulta sano.
Per esempio, nel caso dell’anemia mediterranea o microcitemia (i globuli rossi sono più piccoli del normale), malattia genetica ad ereditarietà autosomica recessiva, il genetista potrà dirvi se è indicato eseguire il test per sapere se siete portatori del gene della malattia. Se due soggetti risultano entrambi portatori e decidono di avere un figlio, è possibile diagnosticare la malattia durante la gravidanza (alla decima
settimana, tramite villocentesi) oppure effettuare la fecondazione in vitro e ricorrere ad una diagnosi genetica pre-impianto.
Le malattie monogeniche si dividono in 3 categorie, distinte in base alla localizzazione del gene sui cromosomi (sugli autosomi o sul cromosoma del sesso femminile) e in base ai sintomi che il gene determina (i sintomi costituiscono l’ “espressione fenotipica”, cioè la manifestazione del gene,diversa a seconda che esso sia dominante o recessivo). |